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(LaPresse) - "In questo momento di dolore, una preghiera va alle vittime di Londra e un pensiero particolare alle forze di polizia per il loro straordinario lavoro e coraggio. Uccidono, inneggiano all'odio e creano instabilità, ma non riusciranno mai a portarci via la nostra storia, le nostre radici e la nostra democrazia!".

Così in una nota l'europarlamentare e capogruppo di Forza Italia Gardini.



Security Days di Forza Italia

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e materiale informativo

 


Intervista a Il Tempo del 5 marzo 2017
di Gian Marco Chiocci
 
Presidente Berlusconi, cominciamo dall'attualità. Negli ultimi giorni alcune inchieste hanno sfiorato fedelissimi e familiari dell'ex premier Matteo Renzi. Da "esperto" del tema, crede si possa parlare di persecuzione giudiziaria? Oppure Renzi, viste le indiscrezioni sulle indagini, avrebbe il dovere di chiarire?
«Non augurerò mai ad un avversario politico di essere vittima del sistema di persecuzione giudiziaria del quale sono stato vittima io. Tra l'altro Renzi non è neppure indagato. Battere Renzi è un compito che tocca a noi, proponendo soluzioni migliori delle sue e dimostrando agli italiani che siamo più adatti del Pd a governare il Paese.
La magistratura faccia le indagini che ritiene di compiere, ma la politica non c'entra nulla con questo. E poi la presunzione di innocenza vale per tutti, anche per le persone vicine a Renzi».
Intanto in Parlamento sta per arrivare la mozione di sfiducia contro il ministro Luca Lotti...
«Sono e rimango un garantista anche quando le vicende riguardano un avversario politico. Il principio della presunzione di innocenza per me vale nei confronti di chiunque. Lo ripeto ancora una volta, non condivido l'utilizzo della giustizia come strumento di lotta politica. Voglio anche ricordare che, al di là di ogni considerazione sul caso specifico del ministro Lotti, Forza Italia non ha mai votato la sfiducia individuale ad un ministro, nella convinzione che tale istituto sia una forzatura del principio costituzionale e democratico secondo il quale la responsabilità del governo è sempre collettiva».
A proposito di inchieste e scissioni (e soprattutto di scissioni finite non benissimo), il primo nome che viene alla mente è quello di Gianfranco Fini. Anche alla luce degli sviluppi politici e giudiziari, che idea si è fatto del suo ex delfino?
«Su Fini ho poco da dire. Il suo fallimento è politico. Gli elettori hanno punito con giusta severità il suo ruolo nell'incruento colpo di stato che ha fatto cadere il nostro governo. Fini è venuto meno, per ragioni che non so capire, al compito storico della destra italiana. Questo lo ha messo ai margini della vita pubblica. Il resto sono pettegolezzi o - se vi sono reati - lo sapremo alla fine di un procedimento giudiziario».
Il Pd ha avviato l'iter che porta al congresso. Si sente più sollevato perché le elezioni si allontanano o più preoccupato all'idea della paralisi che potrebbe colpire governo e Parlamento in attesa che si chiariscano i nuovi rapporti di forza nel partito di maggioranza relativa?
«Sinceramente trovo surreale che i media, mentre gli italiani hanno problemi drammatici, diano così tanto spazio agli equilibri congressuali del Pd. Agli italiani poco importa la posizione di Renzi o di Bersani, di Emiliano odi Orlando, importano i problemi drammatici che devono affrontare ogni giorno, dalla povertà alla disoccupazione al fisco soffocante, dalla paura per la sicurezza all'allarme per l'immigrazione clandestina. Questo è quello che ho definito più volte "teatrino della politica": come possiamo aspettarci che gli elettori abbiano fiducia in una classe politica che vive solo per regolare i propri conti e gestire i propri interessi?».



L'abolizione del roaming per i consumatori europei a partire da metà giugno è assicurata: le tre istituzioni europee, Parlamento, Consiglio e Commissione hanno raggiunto, nella notte, un accordo sui prezzi all'ingrosso che gli operatori si applicano tra di loro per offrire i servizi di roaming. Era l'ultimo tassello mancante per consentire allo stop dei costi aggiuntivi quando si va all'estero di entrare in vigore, come precedentemente deciso, a metà giugno.





DOMENICA 29 GENNAIO 2017
 
di Barbara Jerkov
 
Un nuovo rinvio a giudizio per la vicenda Ruby. Da anni finanzierebbe generosamente decine di cosiddette olgettine... una vicenda destinata a non chiudersi mai, presidente Berlusconi?
Sono senza parole. Siccome credo in questo paese e nelle sue istituzioni, ritengo grave e inaccettabile che uomini e risorse dell'apparato giudiziario vengano utilizzati per perseguire un disegno ai miei danni e ai danni dei milioni di italiani che da vent'anni danno fiducia alla mia persona, a Forza Italia e al centrodestra.
Forse non tutti sanno su cosa di basa questa specie di inchiesta. Il cosiddetto processo Ruby, pur concludendosi con un'assoluzione, ha danneggiato in modo drammatico la reputazione delle persone coinvolte. Molte ragazze sono state fatte passare letteralmente per prostitute. Sono state ridicolizzate, gettate in pasto alla curiosità più morbosa, sostanzialmente violentate senza alcun rispetto per la loro dignità di donne.
Questo anche senza essere, in molti casi, neppure inquisite, senza aver alcuna colpa se non quella di aver cenato a casa del Presidente del Consiglio. Insomma, vite rovinate. Molte di loro, che ambivano a lavorare nel mondo dello spettacolo, si sono viste chiudere tutte le porte, anche a Mediaset. Sono saltati matrimoni e relazioni affettive. Con la qualifica di escort di Berlusconi eternizzata su internet, nessuna possibilità di trovare un fidanzato serio, un lavoro, una casa in locazione. Lo chiedo a lei che è una donna: come si può sentire una persona a cui capita tutto questo?
L'accusa però parla di corruzione di testimoni, presidente.
Mi sono solo sentito in dovere di aiutarle. Le ho aiutate, le aiuto e le aiuterò. L'ho fatto pubblicamente, alla luce del sole, con bonifici bancari, il mezzo più trasparente e tracciabile che esiste. L'ho raccontato in tante occasioni, in colloqui privati, in discorsi pubblici e in interviste alla stampa e alla tv e anche alla stessa magistratura in epoca non sospetta.
Se avessi voluto corrompere qualcuno, avrei usato questi mezzi? E' uno strano modo quello di comprare il silenzio di qualcuno raccontandolo a migliaia di persone. Eppure la magistratura italiana ha dedicato e dedica uomini, risorse, denaro a questa indagine, senza una prova, senza un riscontro concreto, senza una foto o un filmato, contro le dichiarazioni univoche di decine di testimoni. Intanto i reati veri dilagano. Solo a Milano, solo per quanto riguarda la prostituzione, per strada ci sono migliaia di ragazze in condizioni di schiavitù, in mano alla criminalità, e nessuno fa nulla. La Caritas ha diffuso un rapporto agghiacciante sulle condizioni in cui vivono queste schiave moderne. Ma nessuno se ne occupa. Si occupano di colpire il leader del centrodestra, ancora una vota, ad orologeria, visto che si avvicinano le elezioni.
Torna lo scontro con i giudici?
Si erano illusi di averci sconfitti. Oggi siamo di nuovo al centro della scena politica. Secondo le aziende di indagini demoscopiche il mio intervento è stato determinante per trasformare il risultato del referendum da un sostanziale pareggio a un trionfo del No. Ci candidiamo seriamente a tornare alla guida del paese, di fronte al fallimento del PD e all'inconsistenza dei grillini. E cosa succede? Che certa magistratura sottolineo, non tutta la magistratura torna ad aggredirmi a spese degli italiani. E' difficile parlare di democrazia in un paese in cui accadono queste cose. Dovrebbero rendersene conto tutti quelli che hanno a cuore la libertà e le regole democratiche. Persino i nostri avversari politici. E' in gioco lo Stato di diritto, e questo riguarda tutti, anche chi non ha mai votato per Forza Italia.
Venendo appunto alla politica, alla luce della decisione della Consulta, che percorso immagina per la legge elettorale?
La Consulta non scrive le leggi, fissa i paletti di costituzionalità. Scrivere le leggi elettorali come ogni altra legge - è compito del Parlamento, possibilmente con la più larga convergenza, visto che le regole riguardano tutti. Credo che il primo ovvio problema sia armonizzare le regole elettorali di Senato e Camera, come ha giustamente raccomandato il Capo dello Stato.
Quali punti ritiene irrinunciabili per poter votare una nuova legge elettorale? E cosa, viceversa, non potrebbe accettare?
Non possiamo accettare una distorsione maggioritaria, comunque essa avvenga, che alteri il rapporto fra elettori ed eletti, e consegni a una ristretta minoranza, qualunque essa sia, la guida del paese. E non possiamo accettare l'utilizzo del voto di preferenza, che genera corruzione, divisioni, finta democrazia.
Dopo uno slancio iniziale per le elezioni anticipate (nel governo c'era addirittura chi le auspicava in febbraio!), ora sembra allargarsi sempre di più il partito di quanti suggeriscono maggior cautela. Lei è stato tra i primi a dichiarare di non avere fretta di tornare al voto: come mai? Non è naturale, stando all'opposizione, voler rivotare al più presto?
Devo contraddirla: non ho mai detto né pensato quella che lei mi attribuisce. Al contrario, dopo quattro governi non scelti dagli italiani l'ultimo voluto dagli elettori è stato il nostro, nel 2008 sarebbe ora di ridare significato e contenuto alla parola democrazia. Dunque, il Parlamento si metta a lavorare subito, perché gli italiani hanno diritto di votare al più presto.
Dopo le elezioni c'è già chi prefigura come inevitabile un'alleanza di responsabilità nazionale tra Pd e FI. Lei questa soluzione la teme o la auspica?
La temo. Il PD e Forza Italia sono naturalmente alternativi. La nostra cultura è quella del Ppe, dei liberali, dei cattolici, dei riformatori, contrapporti alla sinistra in tutt'Europa e anche nel nostro paese. Sento parlare sempre più spesso di grande coalizione dopo le elezioni. E' un'idea sbagliata, le grandi coalizioni sono una patologia del sistema democratico. Il nostro obbiettivo è vincere le elezioni, nell'ambito di un centrodestra che per essere vincente deve basarsi non sulle paure, ma sulla serietà, la concretezza, sulla politica del fare, sul rinnovamento. Noi vogliamo la vittoria delle persone di buon senso, che non ne possono più della politica fatta di chiacchiere e di risse. Sono le persone che si sono stancate di andare a votare e alle quali vogliamo ridare fiducia. E sono la maggioranza degli italiani. Se sapremo convincerli, vinceremo le elezioni.
Lei ha già detto di essere pronto a ricandidarsi. Come pensa di fare? Ha segnali da Strasburgo sui tempi della decisione sul suo ricorso?
La corte di Strasburgo parla per sentenze, non per segnali, ed è giusto così. Io credo però che i giudici di Strasburgo non possano essere indifferenti al fatto che la loro scelta non riguarda solo un cittadino europeo sarebbe comunque importantissimo riguarda la democrazia di un intero paese. Hanno una grande responsabilità. Naturalmente devono decidere secondo giustizia, ma mi auguro che, dopo tre anni e mezzo, tengano conto delle date delle nostre prossime elezioni nel fissare i tempi della decisione.
Destra e Lega sono scese in piazza e c'erano anche rappresentanti di FI. Eppure mai come in questo momento tra lei e Salvini sembra esserci una distanza sempre più marcata. Crede ancora possibile un'alleanza politica ed eventualmente di governo con Salvini e Meloni?
Certo che lo ritengo possibile, ed anzi necessario. Qualche nostro alleato talvolta assume atteggiamenti difficili da comprendere. Io sono sempre più convinto che la politica sia una cosa seria. La politica italiana, in particolare, ha disperatamente bisogno di serietà. Gli istrionismi di Renzi non hanno pagato, anzi sono stati puniti dal referendum, quelli di Grillo piacciono ad un certo elettorato che non è il nostro, e non portano a una prospettiva di governo. Il compito del centrodestra non è quello di vivere di provocazioni, di piccole manovre tattiche o di risse interne. E' quello di spiegare agli italiani, in modo credibile, come si esce dalla crisi. Solo noi abbiamo le ricette giuste per farlo. Vorrei parlare di questo, di cose concrete, non di piccole beghe personalistiche, che non interessano né me né gli italiani.
Con Matteo Renzi si è mai sentito da quando non è più a palazzo Chigi? Che valutazione dà delle mosse dell'ex premier?
Non c'è stata ragione per sentirci. E sinceramente faccio fatica a dare una valutazione perché non ho ancora capito dove Renzi intenda portare il PD. D'altronde direi che non lo abbiano capito neppure molti esponenti dello stesso PD. Figuriamoci gli italiani. Il fatto è che Renzi deve elaborare il lutto della sconfitta referendaria, e questo è umanamente comprensibile, ma deve anche trarne tutte le conseguenze. Al referendum non è stata sconfitta solo una riforma sbagliata, è stato rifiutato dagli italiani un disegno egemonico perseguito con arroganza e spregiudicatezza, ma anche per inesperienza e direi addirittura per ingenuità. E' strano, per un professionista della politica che non hai mai fatto un altro mestiere, che non si sia reso conto che proprio il suo protagonismo e il suo cinismo nel trattare alleati e avversari, rompendo patti e rimangiandosi la parola data, siano atteggiamenti insopportabili. Renzi però oltre alle doti innegabili di comunicatore, è comunque il leader di un grande partito che ora ha la responsabilità di indicare una strada.
Mi auguro per il bene della democrazia che sia in grado di farlo. Sarà comunque una strada diversa dalla nostra.
E del governo di Paolo Gentiloni che opinione si è fatto? E' vero che FI potrebbe dargli una mano in Parlamento?
Dipende da cosa significa dare una mano. Noi siamo sempre stati pronti a dare una mano a qualsiasi governo, anche al governo D'Alema, quando ha fatto qualcosa che corrispondeva all'interesse degli italiani.
Per me la politica non è mai stata una lotta per distruggere l'avversario, è stata ed è una sfida per realizzare nel modo migliore l'interesse del Paese. Abbiamo dato il nostro voto a governi di sinistra, solo per citare un esempio, quando le nostre forze armate erano impegnate all'estero ed era importante che avessero il sostegno compatto della nazione. Il governo Gentiloni non è il nostro governo, è la continuazione del governo Renzi che abbiamo avversato con convinzione. Però se farà cose utili per il paese, ci saremo come sempre.
Devo dire che apprezzo lo stile con il quale fin qui il Presidente del Consiglio si è mosso: una sobrietà e un garbo istituzionale innegabile, e un rinnovato impegno su alcuni temi importanti. Le loro soluzioni rimangono molto distanti dalle nostre ma da avversario devo dare atto di questo comportamento positivo.
Questo non significa però che la nostra politica nei confronti del Governo sia cambiata o possa cambiare.
Significa soltanto che il tono del dibattito politico potrebbe farsi più elevato e più civile, più concentrato sui problemi e meno sulla dialettica di parte e sui conflitti personali. Questo sarebbe certamente molto positivo per l'Italia.
 


Cari amici,

nei prossimi giorni andranno in onda in varie emittenti TV locali due mie interviste di 12 minuti ciascuna riguardanti l’attualità politica e alcune ‘pillole’ di 2 minuti sugli stessi temi.

Questa la programmazione: