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Bruxelles, 5 febbraio - "Bisognerebbe che i libri di storia non avessero più bisogno della vidimazione dell'Anpi".

Lo dice la capo delegazione di Forza Italia nel Parlamento Europeo, Elisabetta Gardini, a margine dell'inaugurazione di una mostra dedicata all'esilio di giuliani, istriani e dalmati alla fine della Seconda guerra mondiale, a Bruxelles.

"Quando io ero a scuola - prosegue la Gardini - c'era una storia sulla liberazione dell'Italia in cui il Paese veniva liberato dagli Alleati. Poi c'era anche un po' di storia di un po' di Resistenza. Nei libri di storia sui quali ha studiato mio figlio, gli Alleati sono diventati un paragrafo e la Resistenza diversi capitoli".

"Ora mio papà - continua - che mi raccontava la storia, dicendo 'te la spiego perché per te è storia, per me è cronaca', mi raccontava che la maggior parte dei partigiani si sono iscritti dopo il '43, quando gli Alleati stavano arrivando".

"C'erano le file a serpentone - prosegue l'europarlamentare padovana - di gente che si iscriveva. Prima di dirsi partigiani io vorrei vedere la data della tessera, la data di iscrizione, perché mio nonno ha perso il lavoro nel '28 e mio papà è nato povero nel '29 e prendeva i calci nel sedere, perché non andava alle adunate del sabato". "Quelli che gli davano i calci, al sabato - continua Elisabetta Gardini - sono diventati extraparlamentari di sinistra. La storia, quindi, non la può scrivere l'Anpi, perché questa sì è una storia di parte, ideologica e vergognosa, che noi diamo ai nostri figli in modo acritico. Diamogli i soldi, basta che non debbano più vidimare i libri di storia, perché è scandaloso che lo scrivano quattro persone ideologizzate che si sono rifatte una verginità: magari prima erano fascisti, poi sono diventati partigiani".

Infine, la polemica generata dall'adesione dell'Anpi di Parma ad un convegno in cui era prevista la proiezione di un documentario che definisce la Foiba di Basovizza, sul Carso, come un falso storico, potrebbe aver consentito a Matteo Salvini un'utile scappatoia 'mediatica', per non parlare delle divisioni nel governo su Tav e Venezuela: "In genere non lo penso, ma in questo momento di grande difficoltà per Matteo Salvini, con un alleato che si sta comportando in questo modo, e che rischia davvero di bloccare e dire no alla Tav, credo che a pensar male si fa peccato, ma ci si indovina", conclude l'eurodeputata. (AdnKronos)