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Padova - Convegno 24 novembre 2018

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Il Manifesto di Ventotene, questo sconosciuto. Lo avete letto? Leggetelo. Non troverete una sola riga di pensiero liberale. È qualcosa che in Europa nessuno o pochissimi conoscono. Eppure per la sinistra italiana è una specie di totem, soprattutto da quando Renzi portò due ignari Merkel e Hollande alla tomba di Spinelli nell’isola di Ventotene e una liberissima Rai trasmetteva la stessa sera una ignobile e manipolata fiction sulla storia di Spinelli, del suo confino a Ventotene e del suo Manifesto.

Dunque, apprendiamo che Renzi sta con l’Europa di Ventotene. Lo sapevamo già. Noi, invece, stiamo con l’Europa dei padri fondatori Schuman, Adenauer e De Gasperi. In altre parole: lui sta con quella idea di Europa – assolutamente ininfluente dal secondo dopoguerra e fino alla fine degli anni ‘80 – che poi purtroppo prese il sopravvento e trasformò il sogno dei padri fondatori in un incubo, dominato dalla tecnocrazia e dallo statalismo.

Del resto cosa poteva partorire la mente ex comunista di Spinelli ( pentito sostenitore della rivoluzione bolscevica) se non un progetto contro gli Stati nazionali, contro i popoli e contro la democrazia? Ventotene e Renzi rappresentano esattamente tutto quello che abbiamo sempre combattuto. Si erano ben mimetizzati, ma finalmente si sono svelati, hanno abbassato la maschera. Tutti possiamo vedere il ghigno che ora la disperazione della possibile fine imminente non riesce più a celare.

Evviva l’Europa di De Gasperi, sorta sulle macerie di un conflitto devastante, ma con la forza propositiva che nasceva dalla storia e dai valori dei popoli europei, nonostante tutto.

L’Europa a cui pensavano i tre leader cattolici, con ancora negli occhi le macerie e gli orrori della seconda guerra mondiale, voleva dare più forza alle nazioni, più benessere ai popoli, più democrazia alle persone. Tutto il contrario dell’Europa pensata da Spinelli che voleva abbattere gli Stati e imporre dall’alto un modello perfetto di società. Obbrobrio contro l’umanità degli uomini.

La nostra Europa riconosce le sue radici cristiane, è orgogliosa dell’immenso patrimonio di arte e bellezza e filosofia e pensiero che i popoli europei a cominciare da Grecia e Roma, passando per Carlo Magno e San Benedetto hanno accumulato nei secoli. Spinelli di tutto questo voleva fare tabula rasa!

E per un po’ il suo pensiero nihilista ha prevalso, tanto che abbiamo rischiato di espellere dall’Unione proprio quella Grecia che è la culla della nostra cultura e della nostra civiltà. Senza Antigone ora saremmo meno liberi. Senza Antigone, che ha rivendicato davanti allo zio-re Creonte il suo naturale diritto a non rispettare le leggi umane ( quand’anche scritte da un re) nel momento in cui prevaricano la legge naturale che ogni uomo porta in sé dalla nascita, saremmo ancora sudditi e non persone libere.

Questo sarà il fronte su cui ci confronteremo da qui alle elezioni europee del prossimo maggio. E qui avremo bisogno di tutte le forze, di tutti i partiti, ma soprattutto di tutte le donne e gli uomini che, credenti o non credenti, dalle esperienze più disparate fino all’altro giorno, vogliono dare continuità alla tradizione europea nel senso più autentico e alto del termine. Cosa è la tradizione, se non quel fiume a cui ogni generazione aggiunge il meglio che ha prodotto per trasmetterlo alle generazioni che verranno.

Siamo in tempo per fermare questi mutanti che avevano calcolato tutto, pianificato ogni dettaglio, ma non avevano tenuto in considerazione l’insopprimibile istinto alla sopravvivenza di ogni singolo essere umano, e della specie tutta.

Per tornare alle piccole banali e anche un po’ noiose cose da cui eravamo partiti: con uno strano masochismo, Renzi tenta di riportarci sempre a Ventotene, dove si era illuso di preparare il suo ingresso nell’Olimpo europeo e di allargare la diarchica coppia Merkel- Hollande ad un triumvirato, che dalla portaerei Garibaldi non è mai decollato. Lasciamogli vivere il suo sogno.

È pericoloso svegliare i sonnambuli.
 

Link all'articolo su 'Formiche.net'